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Intervista a Chiara Colizzi: voce di Nicole Kidman, Kate Winslet e...

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

C'è chi dice che “la voce è donna” e parlando di Chiara Colizzi è difficile affermare il contrario. Doppiatrice di Nicole Kidman, Uma Thurman, Penelope CruzEmily Watson, Kate Winslet e di altre star di Hollywood, racconta un pò della sua grande carriera ai microfoni di VOCI.fm

Intervista realizzata da Diego Bandinelli
 

Cosa si prova ad essere la voce ufficiale della bravissima Nicole Kidman?

Dire “ufficiale” è un po' strano perché di fatto questo titolo ormai si è perso: posso affermare di averla doppiata più di altre mie colleghe, con cui comunque l'ho divisa negli ultimi anni (soprattutto con Roberta Pellini). Vero è che quando arriva un film della Kidman passano necessariamente da me a chiedermi le disponibilità. 

Parlando sempre della Kidman, qual'è il film in cui è stato particolarmente impegnativo doppiarla?

Senz'altro “The Others”, del 2001. Quando ho fatto il provino, avevo preso una freddata ed ero con pochissima voce. Ho quindi usato un'impostazione strana, non propriamente mia, alquanto velata; ma, paradossalmente, piacque molto per il ruolo di Nicole Kidman e fui scelta. Capite poi la fatica nel replicare quell'impostazione, perchè la voce era tornata e quindi dovetti lavorato sul soffiato; molto difficile ma altrettanto interessante, anche grazie all'affiancamento con la direttrice Maura Vespini. 

Possiamo dire che sei anche la voce ufficiale di Kate Winslet?

Direi di si, ma non per il numero di volte che l'ho doppiata quanto perché il suo fan-club mi ha eletto “doppiatrice preferita”. Pur amando follemente la voce originale della Winslet, i fan italiani hanno affermatio pubblicamente che “se dovessero scegliere una doppiatrice su tutte, sceglierebbero Chiara Colizzi”. Allora in questo caso posso sentirmi investita del ruolo di “voce ufficiale”! 

Come ti sei trovata a doppiare Uma Thurman nel film “Kill Bill” di Quentin Tarantino?

Il provino per la Thurman è stato fatto consapevoli che alcuni pezzi sarebbero rimasti in giapponese, con la sua voce. Quindi abbiamo lavorato sulle parti immediatamente prima e immediatamente successive alle sue battute originali. Essendo io “camaleontica”, come nel caso di Penelope Cruz in “Vanilla Sky” o “Vicky Cristina Barcelona”, anche in questo frangente fui selezionata per la somiglianza vocale con l'attrice. Poi c'è un aneddoto che riguarda Uma Thurman: quando uscirono i provini per "Kill Bill", io mi trovavo in vacanza, la società che se ne occupava mi chiamò per invitarmi a partecipare ma io ero ovviamente impossibilitata a rientrare; allora mi informai su questo film e scoprii che Tarantino (pensando al film insieme alla Thurman) aveva deciso di aspettare che l'attrice si riprendesse fisicamente dalla recente gravidanza e di non sostituirla. Quindi anch'io ci ho provato: ho chiamato la società chiedendo di attendere il mio rientro dalle vacanze, perchè in questo caso "aspettare avrebbe portato fortuna"! Sono stati carini, ho fatto il provino dopo le ferie ed in effetti è andato tutto bene. 

So anche che ti è capitato di doppiare bravi attrici come Hilary Swank o Kate Beckinsale.

Kate Beckinsale l'ho doppiata un paio di volte, ma non amo esagerare. Personalmente ritengo brutto pensare che la voce di Nicole Kidman o Uma Thurman sia la stessa di altre centro attrici. 

Come ti sei trovata a doppiare personaggi di videgames e cartone animati?

Un cartone animato è difficile proprio perché non si ha l'aiuto di un'espressione, è tutto nel colore che gli si dà con l'intonazione. Ma molto stimolante e divertente. Lo stesso discorso vale per i videogames. In questo caso, però, se c'è da recitare si fa ed è materia nostra, ma se si tratta di leggere le istruzioni è faticosissimo e ripetitivo, esattamente come andare a fare l'orologio o le voci registrate che si sentono al telefono. 

Parliamo un pò di “Scrubs”, dove doppi una delle protagoniste: Elliot Reid...

Io mi sono identificata tantissimo in Elliot, perchè per certi versi ho le stesse goffaggini; voglio dire che non sono mai stata appassionata di ruoli comici, perchè in quel settore non ho tanta genialità; ma la mia forma di ironia assomiglia molto a quella di Elliot e quindi in "Scrubs" mi diverto da morire! Poi i miei colleghi Alessandro Quarta e Nanni Baldini sono fantastici, meglio degli attori originali.

Ma come ti è nata la passione per il doppiaggio?

Essendo figlia d'arte io sono cresciuta in questo ambiente e, dico la verità, non l'ho mai amato molto proprio perchè, vivendolo da dentro, ne conoscevo tutte le fragilità e tante fastidiose vanità. Inoltre mio padre non mi ha mai spinta, quindi sono entrata per la prima volta in una sala di incisione che avevo già 12 anni, assolutamente per caso. Mio padre stava dirigendo un film horror ed era in attesa di Ilaria Stagni, che avrebbe dovuto doppiare una parte; ma lei non arrivò e così fui “sbattuta” davanti al microfono. Questa cosa mi traumatizzò e prima di tornare in una sala feci passare ben 3-4 anni. Ma da quel momento la passione è cresciuta, ho iniziato a studiare a fondo l'arte del doppiaggio trasformandola nel mio lavoro. Mi è sempre piaciuto camminare sulle mie gambe e quindi ho cercato di farmi una strada da sola, per merito e capacità. Non è stato facile, ma la gavetta dei brusii, le tante esperienze (soprattutto fuori dall'azienda familiare) e la “capa tosta” hanno esaltato il mio talento e sono andata avanti.

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Intervista a Chiara Colizzi: voce di Nicole Kidman, Kate Winslet e...

C'è chi dice che “la voce è donna” e parlando di Chiara Colizzi è difficile affermare il contrario. Doppiatrice di Nicole Kidman, Uma Thurman, Penelope CruzEmily Watson, Kate Winslet e di altre star di Hollywood, racconta un pò della sua grande carriera ai microfoni di VOCI.fm

Intervista realizzata da Diego Bandinelli
 

Cosa si prova ad essere la voce ufficiale della bravissima Nicole Kidman?

Dire “ufficiale” è un po' strano perché di fatto questo titolo ormai si è perso: posso affermare di averla doppiata più di altre mie colleghe, con cui comunque l'ho divisa negli ultimi anni (soprattutto con Roberta Pellini). Vero è che quando arriva un film della Kidman passano necessariamente da me a chiedermi le disponibilità. 

Parlando sempre della Kidman, qual'è il film in cui è stato particolarmente impegnativo doppiarla?

Senz'altro “The Others”, del 2001. Quando ho fatto il provino, avevo preso una freddata ed ero con pochissima voce. Ho quindi usato un'impostazione strana, non propriamente mia, alquanto velata; ma, paradossalmente, piacque molto per il ruolo di Nicole Kidman e fui scelta. Capite poi la fatica nel replicare quell'impostazione, perchè la voce era tornata e quindi dovetti lavorato sul soffiato; molto difficile ma altrettanto interessante, anche grazie all'affiancamento con la direttrice Maura Vespini. 

Possiamo dire che sei anche la voce ufficiale di Kate Winslet?

Direi di si, ma non per il numero di volte che l'ho doppiata quanto perché il suo fan-club mi ha eletto “doppiatrice preferita”. Pur amando follemente la voce originale della Winslet, i fan italiani hanno affermatio pubblicamente che “se dovessero scegliere una doppiatrice su tutte, sceglierebbero Chiara Colizzi”. Allora in questo caso posso sentirmi investita del ruolo di “voce ufficiale”! 

Come ti sei trovata a doppiare Uma Thurman nel film “Kill Bill” di Quentin Tarantino?

Il provino per la Thurman è stato fatto consapevoli che alcuni pezzi sarebbero rimasti in giapponese, con la sua voce. Quindi abbiamo lavorato sulle parti immediatamente prima e immediatamente successive alle sue battute originali. Essendo io “camaleontica”, come nel caso di Penelope Cruz in “Vanilla Sky” o “Vicky Cristina Barcelona”, anche in questo frangente fui selezionata per la somiglianza vocale con l'attrice. Poi c'è un aneddoto che riguarda Uma Thurman: quando uscirono i provini per "Kill Bill", io mi trovavo in vacanza, la società che se ne occupava mi chiamò per invitarmi a partecipare ma io ero ovviamente impossibilitata a rientrare; allora mi informai su questo film e scoprii che Tarantino (pensando al film insieme alla Thurman) aveva deciso di aspettare che l'attrice si riprendesse fisicamente dalla recente gravidanza e di non sostituirla. Quindi anch'io ci ho provato: ho chiamato la società chiedendo di attendere il mio rientro dalle vacanze, perchè in questo caso "aspettare avrebbe portato fortuna"! Sono stati carini, ho fatto il provino dopo le ferie ed in effetti è andato tutto bene. 

So anche che ti è capitato di doppiare bravi attrici come Hilary Swank o Kate Beckinsale.

Kate Beckinsale l'ho doppiata un paio di volte, ma non amo esagerare. Personalmente ritengo brutto pensare che la voce di Nicole Kidman o Uma Thurman sia la stessa di altre centro attrici. 

Come ti sei trovata a doppiare personaggi di videgames e cartone animati?

Un cartone animato è difficile proprio perché non si ha l'aiuto di un'espressione, è tutto nel colore che gli si dà con l'intonazione. Ma molto stimolante e divertente. Lo stesso discorso vale per i videogames. In questo caso, però, se c'è da recitare si fa ed è materia nostra, ma se si tratta di leggere le istruzioni è faticosissimo e ripetitivo, esattamente come andare a fare l'orologio o le voci registrate che si sentono al telefono. 

Parliamo un pò di “Scrubs”, dove doppi una delle protagoniste: Elliot Reid...

Io mi sono identificata tantissimo in Elliot, perchè per certi versi ho le stesse goffaggini; voglio dire che non sono mai stata appassionata di ruoli comici, perchè in quel settore non ho tanta genialità; ma la mia forma di ironia assomiglia molto a quella di Elliot e quindi in "Scrubs" mi diverto da morire! Poi i miei colleghi Alessandro Quarta e Nanni Baldini sono fantastici, meglio degli attori originali.

Ma come ti è nata la passione per il doppiaggio?

Essendo figlia d'arte io sono cresciuta in questo ambiente e, dico la verità, non l'ho mai amato molto proprio perchè, vivendolo da dentro, ne conoscevo tutte le fragilità e tante fastidiose vanità. Inoltre mio padre non mi ha mai spinta, quindi sono entrata per la prima volta in una sala di incisione che avevo già 12 anni, assolutamente per caso. Mio padre stava dirigendo un film horror ed era in attesa di Ilaria Stagni, che avrebbe dovuto doppiare una parte; ma lei non arrivò e così fui “sbattuta” davanti al microfono. Questa cosa mi traumatizzò e prima di tornare in una sala feci passare ben 3-4 anni. Ma da quel momento la passione è cresciuta, ho iniziato a studiare a fondo l'arte del doppiaggio trasformandola nel mio lavoro. Mi è sempre piaciuto camminare sulle mie gambe e quindi ho cercato di farmi una strada da sola, per merito e capacità. Non è stato facile, ma la gavetta dei brusii, le tante esperienze (soprattutto fuori dall'azienda familiare) e la “capa tosta” hanno esaltato il mio talento e sono andata avanti.

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