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Mino Caprio: il doppiatore di Peter Griffin, Martin Short, Kermit del Muppet Show e...

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Dalle parti di VOCI.fm passa anche una delle voci più rappresentative del doppiaggio italiano: MINO CAPRIO. Un attore che riconosci davvero al primo ascolto, voce del mitico PETER GRIFFIN, della rana KERMIT dei MUPPET, di tantissimi altri personaggi protagonisti del piccolo e grande schermo. Oltre ad essere l'interprete vocale del tormentone pubblicitario “ti piace vincere facile?”. Una vita dietro al leggio, raccontata da Mino Caprio ai microfoni del “nostro” Diego Bandinelli

Intervista realizzata da Diego Bandinelli

Benvenuto Mino, sappiamo che sei stato professore di diritto prima di intraprendere la tua fiorente carriera... ma come ti è nata la passione per il doppiaggio?

Tutto risale ad un impulso giovanile, ai tempi delle scuole medie; già all'epoca mi interessavo ai film, anche se, a dire il vero, l'attenzione verso le voci dei vari personaggi si è sviluppata intorno alla metà degli anni '60. Notavo la bellezza delle interpretazioni, il fatto che i doppiatori italiani, film dopo film, familiarizzavano sui volti degli attori (soprattutto americani) e ne rafforzavano l'identificabilità. Professionalmente, mi sono avvicinato prima al mondo del teatro e, verso i 26-27 anni, ho iniziato il doppiaggio.

Cosa si prova ad essere la voce ufficiale di Martin Short?

Beh, una grande gioia, perchè è un attore (soprattutto comico) davvero molto bravo. Non nascondo di essermi anche ispirato a Martin Short in alcune mie rappresentazioni teatrali, come nel cameriere di “Confusion”, spettacolo che ho portato in scena nel 2003.

E' più difficile doppiare un film o una serie animata?

Non è facile rispondere a questa domanda, perchè è tutto abbastanza relativo. Ad esempio, nel mio caso i riconoscimenti più importanti li ho ottenuti doppiando Peter Griffin, che è una velocità “da crociera”, con un indice di difficoltà medio, rispetto ad altri lavori ben più complessi che ho realizzato nella mia carriera. Non è però sempre semplice dar voce ad un'animazione, magari c'è da gridare o da parlare “a macchinetta”. Insomma, che sia film o serie animata, la difficoltà dipende sempre dal personaggio e dal contesto.

Ho apprezzato moltissimo la tua voce nel film “Love Actually (L'amore davvero)” dove doppi Bill Nighy. Come ti sei trovato a dare la voce a questo eccentrico personaggio?

In quel caso fui contattato da Fiamma Izzo che mi proposte come voce di Bill; mi sono dovuto impostare in maniera più profonda rispetto ai miei standard, decisamente molto più “di petto”. Oltre a “Love Actually”, ho prestato la voce a Bill Nighy anche in un'altra circostanza, per un film sul nazismo con Tom Cruise (“Operazione Valchiria” del 2008) ma, devo essere onesto, in quel frangente la mia voce non ci stava bene, a dimostrazione di come un doppiatore può o meno entrare nelle parti dello stesso attore, in funzione del contesto e del modo in cui quest'ultimo ha deciso di calarsi nell'interpretazione.

Poi hai doppiato anche SETH MACFARLANE, creatore dei Griffin, nel film “Un milione di modi per morire nel West”, diretto da lui stesso. Come ti sei trovato in questo ruolo?

Io devo dirti la verità: non mi ci vedevo sul volto di Seth MacFarlane, anche perchè è molto giovane e addirittura dimostra meno dei 40 anni che ha; però, la Universal Pictures voleva così ed ho quindi cercato di immedesimarmi al massimo nella somatica, cercando di “ringiovanire” la mia voce. Non nego che è stato un duro lavoro, ma poi i risultati ci hanno premiati.

Hai qualche consiglio da dare ai futuri doppiatori?

Questa è una domanda che mi viene posta molto spesso; i ragazzi che incontro quando vengo invitato alle fiere del fumetto mi chiedono consigli su quale scuola scegliere per imparare a doppiare. Di corsi ce ne sono ovunque, da Roma a Firenze, da Milano a Torino; servono almeno due anni di full-immersion e non basta la teoria. L'apprendimento vero si fa in sala, scrutando i professionisti al lavoro, cercando di carpirne i segreti. Così ho imparato io e la maggior parte dei doppiatori attuali, gli stessi che organizzano e presiedono le lezioni in tutta Italia. Quindi io consiglio di scegliere una scuola con professori di alto livello, nel settore da tantissimi anni; poi, soltanto quando ci si sente davvero pronti, di iniziare a candidarsi per i provini. Altrimenti è deleterio. 

Mino Caprio è anche la voce del famoso claim "ti piace vincere facile?", nello spot "GRATTA E VINCI": 

Spot ad esclusivo uso dimostrativo, l'inserimento su questa pagina non ha alcun fine commerciale 

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Mino Caprio: il doppiatore di Peter Griffin, Martin Short, Kermit del Muppet Show e...

Dalle parti di VOCI.fm passa anche una delle voci più rappresentative del doppiaggio italiano: MINO CAPRIO. Un attore che riconosci davvero al primo ascolto, voce del mitico PETER GRIFFIN, della rana KERMIT dei MUPPET, di tantissimi altri personaggi protagonisti del piccolo e grande schermo. Oltre ad essere l'interprete vocale del tormentone pubblicitario “ti piace vincere facile?”. Una vita dietro al leggio, raccontata da Mino Caprio ai microfoni del “nostro” Diego Bandinelli

Intervista realizzata da Diego Bandinelli

Benvenuto Mino, sappiamo che sei stato professore di diritto prima di intraprendere la tua fiorente carriera... ma come ti è nata la passione per il doppiaggio?

Tutto risale ad un impulso giovanile, ai tempi delle scuole medie; già all'epoca mi interessavo ai film, anche se, a dire il vero, l'attenzione verso le voci dei vari personaggi si è sviluppata intorno alla metà degli anni '60. Notavo la bellezza delle interpretazioni, il fatto che i doppiatori italiani, film dopo film, familiarizzavano sui volti degli attori (soprattutto americani) e ne rafforzavano l'identificabilità. Professionalmente, mi sono avvicinato prima al mondo del teatro e, verso i 26-27 anni, ho iniziato il doppiaggio.

Cosa si prova ad essere la voce ufficiale di Martin Short?

Beh, una grande gioia, perchè è un attore (soprattutto comico) davvero molto bravo. Non nascondo di essermi anche ispirato a Martin Short in alcune mie rappresentazioni teatrali, come nel cameriere di “Confusion”, spettacolo che ho portato in scena nel 2003.

E' più difficile doppiare un film o una serie animata?

Non è facile rispondere a questa domanda, perchè è tutto abbastanza relativo. Ad esempio, nel mio caso i riconoscimenti più importanti li ho ottenuti doppiando Peter Griffin, che è una velocità “da crociera”, con un indice di difficoltà medio, rispetto ad altri lavori ben più complessi che ho realizzato nella mia carriera. Non è però sempre semplice dar voce ad un'animazione, magari c'è da gridare o da parlare “a macchinetta”. Insomma, che sia film o serie animata, la difficoltà dipende sempre dal personaggio e dal contesto.

Ho apprezzato moltissimo la tua voce nel film “Love Actually (L'amore davvero)” dove doppi Bill Nighy. Come ti sei trovato a dare la voce a questo eccentrico personaggio?

In quel caso fui contattato da Fiamma Izzo che mi proposte come voce di Bill; mi sono dovuto impostare in maniera più profonda rispetto ai miei standard, decisamente molto più “di petto”. Oltre a “Love Actually”, ho prestato la voce a Bill Nighy anche in un'altra circostanza, per un film sul nazismo con Tom Cruise (“Operazione Valchiria” del 2008) ma, devo essere onesto, in quel frangente la mia voce non ci stava bene, a dimostrazione di come un doppiatore può o meno entrare nelle parti dello stesso attore, in funzione del contesto e del modo in cui quest'ultimo ha deciso di calarsi nell'interpretazione.

Poi hai doppiato anche SETH MACFARLANE, creatore dei Griffin, nel film “Un milione di modi per morire nel West”, diretto da lui stesso. Come ti sei trovato in questo ruolo?

Io devo dirti la verità: non mi ci vedevo sul volto di Seth MacFarlane, anche perchè è molto giovane e addirittura dimostra meno dei 40 anni che ha; però, la Universal Pictures voleva così ed ho quindi cercato di immedesimarmi al massimo nella somatica, cercando di “ringiovanire” la mia voce. Non nego che è stato un duro lavoro, ma poi i risultati ci hanno premiati.

Hai qualche consiglio da dare ai futuri doppiatori?

Questa è una domanda che mi viene posta molto spesso; i ragazzi che incontro quando vengo invitato alle fiere del fumetto mi chiedono consigli su quale scuola scegliere per imparare a doppiare. Di corsi ce ne sono ovunque, da Roma a Firenze, da Milano a Torino; servono almeno due anni di full-immersion e non basta la teoria. L'apprendimento vero si fa in sala, scrutando i professionisti al lavoro, cercando di carpirne i segreti. Così ho imparato io e la maggior parte dei doppiatori attuali, gli stessi che organizzano e presiedono le lezioni in tutta Italia. Quindi io consiglio di scegliere una scuola con professori di alto livello, nel settore da tantissimi anni; poi, soltanto quando ci si sente davvero pronti, di iniziare a candidarsi per i provini. Altrimenti è deleterio. 

Mino Caprio è anche la voce del famoso claim "ti piace vincere facile?", nello spot "GRATTA E VINCI": 

Spot ad esclusivo uso dimostrativo, l'inserimento su questa pagina non ha alcun fine commerciale 

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