Fabio Marelli su VOCI.fm
ARTICOLO
Il blogger Angelo Oliva ha portato ai microfoni di VOCI.fm Fabio Marelli, speaker di DiscoRadio nonché autore del libro “Castelli di Carte”. Lo ha incontrato per noi a Milano e ne è uscita una piacevole chiacchierata sulle passioni che da sempre condividiamo: radio e voce.
Intervista realizzata da Angelo Oliva
Come fa Fabio a coniugare questa sua doppia veste tra speaker e scrittore?
Eh, bella domanda. È nato tutto così. Si dice sempre no… all'improvviso. Stavo pensando a un modo nuovo di comunicare. Volevo comunicare attraverso la scrittura, ma non avevo in testa ancora di cosa avrei parlato. Poi, ho incontrato i miei editori che mi hanno conosciuto attraverso la radio, ho parlato di un loro evento e ci siamo conosciuti ed incontrati. Poi qualche settimana dopo, mi hanno chiesto “ti piacerebbe scrivere un libro?”. Ho capito che era il momento giusto per farlo. E da lì è nato “Castelli di Carte”.
Lo speaker è nato così da un'esigenza, ti sei trovato a dover fare lo speaker? Ma raccontaci un pochino questo percorso artistico, possiamo definirlo così?
Beh, questo lo dovete dire voi, io non lo so. E’ nato per un’esigenza di voler parlare agli altri. Io, in realtà, volevo fare il presentatore tv e mio zio mi ha detto “guarda c'è questo signore che vende pubblicità, te lo faccio conoscere, ha una piccola radio locale” e ho iniziato così. Ho iniziato giocando e poi , piano piano insomma, questo gioco è diventato un mestiere. È nato così.
Prima ci raccontavi che ti sei specializzato per questo tipo di lavoro e ad un certo punto hai anche dovuto decidere, eri ad un bivio cosa fare insomma il dubbio amletico che molte persone hanno: come fare e cosa vorrei fare?
Si, facevo radio per gioco. Per passione, ad un certo punto. Poi è arrivata la maggiore età e mi sono trovato un lavoro. In parallelo facevo una e l'altra cosa. Insomma, dovevo inseguire la radio. Quindi ho mollato tutto. Mia madre è stata molto contenta. Comunque mi ha detto di seguire “quello che vuoi fare”. Mi sono preso un anno sabbatico. Con la liquidazione mi sono potuto avvicinare a Milano. Ho mandato demo. Qualcuno mi ha sentito, qualcuno mi ha chiamato. Ed ho iniziato in questo modo a fare la radio. Nel vero senso della parola. Cioè era diventata un lavoro.
Mi raccontavi che hai dovuto ad un certo punto inseguire le varie possibilità lavorative quindi spostandoti da un paese da una città da una regione per diventare un vero e proprio lavoro.
Diciamo che la mia prima grande occasione è stato un contest a Radio Deejay “Deejay ti vuole”. Ero fra i finalisti della prima edizione. E lì poi, non ho vinto. Ma sono stato contattato da altre radio e quindi mi sono fatto non so… l'anno in montagna a Radio Adamello in mezzo alle mucche, l'anno a Torino ed in Piemonte. E poi ad un certo punto, ho mandato una demo a Milano. Sapevo che Discoradio stava cercando uno speaker e la mia avventura Discoradio è iniziata così. Quindi prima… prima il gioco, poi il lavoro che ha unito passione. Insomma, gioco lavoro e passione possono far nascere qualcosa di bello.
Quindi in quel momento devi essere pronto per questo tipo di offerta lavorativa?
Sì! Secondo me devi bussare alle porte quando ti senti pronto. Devi ascoltarti fino alla nausea, ma non per dire “ah, quanto sono bravo”. No! Ma per capire cosa ti fa schifo di te. Ed una volta che - ed è sempre così tutte le volte - che senti qualcosa che non va, cerchi in qualche modo di cambiare, modificare quello che senti e che non ti va. Quando, in qualche modo, pensi di poter interessare, di avere un prodotto valido. Ecco quello forse è il momento giusto in cui dici “Beh! Nonostante tutto non mi piaccio al 100%, però proviamoci”. Capita qualcosa. Ovviamente se hai qualcosa da dire. È successo così!
Costruisci una voce oppure porti te stesso quando fai lo speaker?
Io ho iniziato portando me stesso. Ero inascoltabile quando ho iniziato. Qualcuno dirà “lo sei anche adesso”, però sai… non si può piacere a tutti. Però ho iniziato davvero giocando. Cioè, aprivo bocca dicevo qualsiasi roba mi passasse per la testa, avevo sedici anni. Poi qualcuno mi ha consigliato di fare un corso di dizione perché arrivavo da Alessandria, quindi era tutto un perché, com’è, ué, bé, tré. Ho fatto dizione al CTA di Milano. Quindi devi anche un po' costruirti. Più che la voce devi costruirti un percorso. Devi capire cosa ti appassiona, quello che ti piace e poi unisci entrambe le cose. Quindi, devi restare te stesso, utilizzando quegli “escamotages”, quelle tecniche che hai imparato, senza spersonalizzarti. Cioè, se dovessi dire l'acqua evapòra, non sarei io. Cioè so che si dovrebbe dire evapòra, ma non dirò mai evapòra. Continuo a dire che l'acqua evàpora e magari non dico tre, ogni tanto mi scappa un tré. Però è una scelta. La naturalezza e la spontaneità, credo paghino alla fine.
Che tipo di consiglio daresti a una persona che vuole avvicinarsi al mondo della voce come professionista?
Sai, io ho fatto radio in un periodo storico diverso in cui le radio erano… c'erano tante radio locali e tante radio private. Quindi, avevi possibilità di fare gavetta anche in questa maniera. Oggi ci sono tanti corsi, anche molto professionali, molto seri. Riuscire a trovare una piccola dimensione, una piccola radio che ti dia l'opportunità, non era facile allora, ma era sicuramente più abbordabile. Era più semplice trovarla. Oggi è più difficile. Quindi se non si ha quest’opportunità, si… avvicinarsi magari a dei corsi di dizione piuttosto che siti, blog che parlano di questo. Entrare in contatto. Ma, poi è la pratica che fa. Quindi bisogna in qualche modo trovare un canale che ti dia voce. Poi esistono, vabbè, le web-radio, esistono i social, YouTube. Ogni periodo, come ti dicevo prima, ha le proprie scorciatoie. Però, se esiste solo la scorciatoia, duri una stagione, duri un anno, due. Se vuoi fare questo, se ti piace, se ti appassiona fare la radio, il mestiere dello speaker radiofonico, devi avere delle basi. Devi inseguire un percorso. Devi crederci e alla fine, quando sei consolidato, ci resti insomma. Perché hai delle cose da dire. Perché hai una preparazione. Sei una persona, sostanzialmente. E non sei improvvisato.
Se dovessimo fare una parafrasi tra la professione della voce e la meteorologia, che è una delle tue passioni, come diremmo: oggi tempo?
Ehm, dipende. Oggi tra il perturbato ed instabile, tendente al bello. Ogni giorno è instabile. E poi la meteorologia mi appassiona perché è una scienza, ma non è certa. Perché il tempo lo puoi prevedere, ma alla fine, fa quello che vuole. E quindi la radio te la immagini prima di aprire bocca al microfono. Dici “ok voglio dire questa cosa”. Poi magari la dici esattamente in altro modo. A volte va bene ti piace. A volte va meno bene, ti piace meno. Però è bello, perché come il tempo è imprevedibile. La radio é anche questo. E’ imprevedibilità. Se la fai in diretta poi, a maggior ragione. Grazie a Voci.fm. Ci sentiamo in radio su Discoradio dalle 3:00 pm alle 6:00 pm Se vi capita, avete voglia, lo volete leggere, “Castelli di Carte” lo trovate nelle grandi librerie oppure su Amazon o IBS. Sono tanti i canali, anche sul web. Leggete che fa bene comunque!
Titolo: Castelli di carte
Autore: Fabio Marelli
Editore: Do it human, 2016
ISBN 8899628025, 9788899628024
Lunghezza: 240 pagine
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Fabio Marelli su VOCI.fm
Il blogger Angelo Oliva ha portato ai microfoni di VOCI.fm Fabio Marelli, speaker di DiscoRadio nonché autore del libro “Castelli di Carte”. Lo ha incontrato per noi a Milano e ne è uscita una piacevole chiacchierata sulle passioni che da sempre condividiamo: radio e voce.
Intervista realizzata da Angelo Oliva
Come fa Fabio a coniugare questa sua doppia veste tra speaker e scrittore?
Eh, bella domanda. È nato tutto così. Si dice sempre no… all'improvviso. Stavo pensando a un modo nuovo di comunicare. Volevo comunicare attraverso la scrittura, ma non avevo in testa ancora di cosa avrei parlato. Poi, ho incontrato i miei editori che mi hanno conosciuto attraverso la radio, ho parlato di un loro evento e ci siamo conosciuti ed incontrati. Poi qualche settimana dopo, mi hanno chiesto “ti piacerebbe scrivere un libro?”. Ho capito che era il momento giusto per farlo. E da lì è nato “Castelli di Carte”.
Lo speaker è nato così da un'esigenza, ti sei trovato a dover fare lo speaker? Ma raccontaci un pochino questo percorso artistico, possiamo definirlo così?
Beh, questo lo dovete dire voi, io non lo so. E’ nato per un’esigenza di voler parlare agli altri. Io, in realtà, volevo fare il presentatore tv e mio zio mi ha detto “guarda c'è questo signore che vende pubblicità, te lo faccio conoscere, ha una piccola radio locale” e ho iniziato così. Ho iniziato giocando e poi , piano piano insomma, questo gioco è diventato un mestiere. È nato così.
Prima ci raccontavi che ti sei specializzato per questo tipo di lavoro e ad un certo punto hai anche dovuto decidere, eri ad un bivio cosa fare insomma il dubbio amletico che molte persone hanno: come fare e cosa vorrei fare?
Si, facevo radio per gioco. Per passione, ad un certo punto. Poi è arrivata la maggiore età e mi sono trovato un lavoro. In parallelo facevo una e l'altra cosa. Insomma, dovevo inseguire la radio. Quindi ho mollato tutto. Mia madre è stata molto contenta. Comunque mi ha detto di seguire “quello che vuoi fare”. Mi sono preso un anno sabbatico. Con la liquidazione mi sono potuto avvicinare a Milano. Ho mandato demo. Qualcuno mi ha sentito, qualcuno mi ha chiamato. Ed ho iniziato in questo modo a fare la radio. Nel vero senso della parola. Cioè era diventata un lavoro.
Mi raccontavi che hai dovuto ad un certo punto inseguire le varie possibilità lavorative quindi spostandoti da un paese da una città da una regione per diventare un vero e proprio lavoro.
Diciamo che la mia prima grande occasione è stato un contest a Radio Deejay “Deejay ti vuole”. Ero fra i finalisti della prima edizione. E lì poi, non ho vinto. Ma sono stato contattato da altre radio e quindi mi sono fatto non so… l'anno in montagna a Radio Adamello in mezzo alle mucche, l'anno a Torino ed in Piemonte. E poi ad un certo punto, ho mandato una demo a Milano. Sapevo che Discoradio stava cercando uno speaker e la mia avventura Discoradio è iniziata così. Quindi prima… prima il gioco, poi il lavoro che ha unito passione. Insomma, gioco lavoro e passione possono far nascere qualcosa di bello.
Quindi in quel momento devi essere pronto per questo tipo di offerta lavorativa?
Sì! Secondo me devi bussare alle porte quando ti senti pronto. Devi ascoltarti fino alla nausea, ma non per dire “ah, quanto sono bravo”. No! Ma per capire cosa ti fa schifo di te. Ed una volta che - ed è sempre così tutte le volte - che senti qualcosa che non va, cerchi in qualche modo di cambiare, modificare quello che senti e che non ti va. Quando, in qualche modo, pensi di poter interessare, di avere un prodotto valido. Ecco quello forse è il momento giusto in cui dici “Beh! Nonostante tutto non mi piaccio al 100%, però proviamoci”. Capita qualcosa. Ovviamente se hai qualcosa da dire. È successo così!
Costruisci una voce oppure porti te stesso quando fai lo speaker?
Io ho iniziato portando me stesso. Ero inascoltabile quando ho iniziato. Qualcuno dirà “lo sei anche adesso”, però sai… non si può piacere a tutti. Però ho iniziato davvero giocando. Cioè, aprivo bocca dicevo qualsiasi roba mi passasse per la testa, avevo sedici anni. Poi qualcuno mi ha consigliato di fare un corso di dizione perché arrivavo da Alessandria, quindi era tutto un perché, com’è, ué, bé, tré. Ho fatto dizione al CTA di Milano. Quindi devi anche un po' costruirti. Più che la voce devi costruirti un percorso. Devi capire cosa ti appassiona, quello che ti piace e poi unisci entrambe le cose. Quindi, devi restare te stesso, utilizzando quegli “escamotages”, quelle tecniche che hai imparato, senza spersonalizzarti. Cioè, se dovessi dire l'acqua evapòra, non sarei io. Cioè so che si dovrebbe dire evapòra, ma non dirò mai evapòra. Continuo a dire che l'acqua evàpora e magari non dico tre, ogni tanto mi scappa un tré. Però è una scelta. La naturalezza e la spontaneità, credo paghino alla fine.
Che tipo di consiglio daresti a una persona che vuole avvicinarsi al mondo della voce come professionista?
Sai, io ho fatto radio in un periodo storico diverso in cui le radio erano… c'erano tante radio locali e tante radio private. Quindi, avevi possibilità di fare gavetta anche in questa maniera. Oggi ci sono tanti corsi, anche molto professionali, molto seri. Riuscire a trovare una piccola dimensione, una piccola radio che ti dia l'opportunità, non era facile allora, ma era sicuramente più abbordabile. Era più semplice trovarla. Oggi è più difficile. Quindi se non si ha quest’opportunità, si… avvicinarsi magari a dei corsi di dizione piuttosto che siti, blog che parlano di questo. Entrare in contatto. Ma, poi è la pratica che fa. Quindi bisogna in qualche modo trovare un canale che ti dia voce. Poi esistono, vabbè, le web-radio, esistono i social, YouTube. Ogni periodo, come ti dicevo prima, ha le proprie scorciatoie. Però, se esiste solo la scorciatoia, duri una stagione, duri un anno, due. Se vuoi fare questo, se ti piace, se ti appassiona fare la radio, il mestiere dello speaker radiofonico, devi avere delle basi. Devi inseguire un percorso. Devi crederci e alla fine, quando sei consolidato, ci resti insomma. Perché hai delle cose da dire. Perché hai una preparazione. Sei una persona, sostanzialmente. E non sei improvvisato.
Se dovessimo fare una parafrasi tra la professione della voce e la meteorologia, che è una delle tue passioni, come diremmo: oggi tempo?
Ehm, dipende. Oggi tra il perturbato ed instabile, tendente al bello. Ogni giorno è instabile. E poi la meteorologia mi appassiona perché è una scienza, ma non è certa. Perché il tempo lo puoi prevedere, ma alla fine, fa quello che vuole. E quindi la radio te la immagini prima di aprire bocca al microfono. Dici “ok voglio dire questa cosa”. Poi magari la dici esattamente in altro modo. A volte va bene ti piace. A volte va meno bene, ti piace meno. Però è bello, perché come il tempo è imprevedibile. La radio é anche questo. E’ imprevedibilità. Se la fai in diretta poi, a maggior ragione. Grazie a Voci.fm. Ci sentiamo in radio su Discoradio dalle 3:00 pm alle 6:00 pm Se vi capita, avete voglia, lo volete leggere, “Castelli di Carte” lo trovate nelle grandi librerie oppure su Amazon o IBS. Sono tanti i canali, anche sul web. Leggete che fa bene comunque!
Titolo: Castelli di carte
Autore: Fabio Marelli
Editore: Do it human, 2016
ISBN 8899628025, 9788899628024
Lunghezza: 240 pagine











