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Mario Cordova: su VOCI.fm la voce di Richard Gere

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ARTICOLO

Potevamo mancare alla presentazione del Premio Tonino Accolla 2019, che si è svolta nel corso della Festa del Cinema di Roma? Patrizia Simonetti c'era ed ha incontrato per noi la voce italiana di Richard Gere, Jeremy Irons, William Dafoe e Patrick Swayze. Ecco l'intervista a Mario Cordova che tra l'altro ci ha raccontato come è iniziata la sua fortunata avventura davanti al leggio.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Con Mario Cordova, siamo alla presentazione del Premio Tonino Accolla 2019 alla Festa del Cinema di Roma. Tu Mario, in qualche modo, hai giocato in casa perché sei siciliano, no?
Sicilianissimo, sono “catanese vero”, diciamolo. Figlio di siciliani, purtroppo sono andato via un po' troppo presto, ma ho sempre la Sicilia nel cuore!

Cosa pensi di questo premio?
Beh, fra i vari che ci sono questo mi sembra veramente il migliore, forse il più importante; intanto perché ha alle spalle il nome di Tonino, che è stato uno dei più grandi nel mondo del doppiaggio. Un grande artista, un personaggio a tutto tondo, folle, pazzo, straordinario, meraviglioso! E poi, i ragazzi che organizzano, Stefania e tutti gli altri, stanno facendo veramente un ottimo lavoro per cercare di portare alla luce questo che è un pò un “mestiere nell’ombra”, in cui si vive al chiuso in spazi angusti, senza finestre e quindi è una bella cosa!

Noi di VOCI.fm siamo molto curiosi quando intervistiamo voi, grandi doppiatori, quindi ti chiedo: è vero che hai iniziato a doppiare perché sei rimasto folgorato da un film?
Certamente è così. Io, comunque, già facevo l’attore, anche perché questo mestiere è un mestiere di attori, il doppiaggio è una parte di questo con delle regole completamente diverse da tutte le altre, bellissimo sotto certi aspetti, meno bello sotto altri. Però è fantastico il fatto che noi lavoriamo tantissimo e facciamo molti personaggi. Quindi, non so, alle 9.00 del mattino sono lo sceriffo del Kentucky, all'01.30 divento Gatto Silvestro e alle 04.30 sono un pedofilo di Berlino. Questo passaggio da un mondo all’altro, da una faccia all’altra, da una storia all’altra, è una cosa che non ha eguali. Però, insomma, l’attore a tutto tondo, anche quello non è male come mestiere. Siamo fortunati, questo sì.

Si rischia ogni tanto di tornare a casa e gridare “aiuto chi sono?” :-)
No, no questo no… sono leggende metropolitane. Si ha sempre la dimensione di se stessi, però, certamente, esistono aneddoti di gente che scorda di avere dolori, ferite che cominciano a sanguinare quando smetti di lavorare, perché ti accorgi, “oddio mi sono tagliato!” e non ti sei reso conto di niente prima, perché è un lavoro di grande concentrazione e di immedesimazione non solo in un personaggio, in un cuore e in un anima ma anche in uno spazio che è completamente diverso da quello che stai vivendo; devi immaginare di essere là dove si svolge la scena, in quel castello, in quella radura, in quel bagno e quindi, oltre al fatto di sentire e provare a emozionarti, di seguire questa bocca e questi occhi, perché doppiare vuol dire questo, seguire una bocca per i movimenti ma tutto attraverso la mediazione degli occhi che sono lo specchio dell’anima, quindi dell’emotività che viene espressa.

L’attore o il personaggio a cui sei più affezionato, al quale, ovviamente, hai prestato la tua voce?
Diciamo che sono legato a Richard Gere, perché è quello che mi ha dato più notorietà, ma amo Jeremy Irons, perché lo considero un attore meraviglioso, che ho avuto anche il piacere di conoscere. Ho un ricordo (e a casa ho la prova di quello che dico!), di una “stima” da parte sua, quando mi disse in spagnolo: “ Por favor siempre tu!”, e quindi sono molto contento! Ma vorrei citare una cosa a cui tengo particolarmente, perché è totalmente lontana dalla mia realtà: in “4 matrimoni e un funerale”, un film meraviglioso che voi immagino abbiate visto, facevo il prete. Ecco una cosa così distante da sé stessi, dove tu veramente devi andare a ricercare non si sa bene in quale meandri del tuo interno, intonazioni e voci. Come, per esempio, in “Ghostbusters”, in cui facevo Egon che era quello che parlava con la voce strana, dell’energia psicocinetica. Ecco queste cose lontane da sé sono, forse, quelle che danno più soddisfazione perché sono davvero complicate.

Un saluto a tutti quanti e mi raccomando continuate a seguirci; evviva Tonino Accolla!

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Mario Cordova: su VOCI.fm la voce di Richard Gere

Potevamo mancare alla presentazione del Premio Tonino Accolla 2019, che si è svolta nel corso della Festa del Cinema di Roma? Patrizia Simonetti c'era ed ha incontrato per noi la voce italiana di Richard Gere, Jeremy Irons, William Dafoe e Patrick Swayze. Ecco l'intervista a Mario Cordova che tra l'altro ci ha raccontato come è iniziata la sua fortunata avventura davanti al leggio.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Con Mario Cordova, siamo alla presentazione del Premio Tonino Accolla 2019 alla Festa del Cinema di Roma. Tu Mario, in qualche modo, hai giocato in casa perché sei siciliano, no?
Sicilianissimo, sono “catanese vero”, diciamolo. Figlio di siciliani, purtroppo sono andato via un po' troppo presto, ma ho sempre la Sicilia nel cuore!

Cosa pensi di questo premio?
Beh, fra i vari che ci sono questo mi sembra veramente il migliore, forse il più importante; intanto perché ha alle spalle il nome di Tonino, che è stato uno dei più grandi nel mondo del doppiaggio. Un grande artista, un personaggio a tutto tondo, folle, pazzo, straordinario, meraviglioso! E poi, i ragazzi che organizzano, Stefania e tutti gli altri, stanno facendo veramente un ottimo lavoro per cercare di portare alla luce questo che è un pò un “mestiere nell’ombra”, in cui si vive al chiuso in spazi angusti, senza finestre e quindi è una bella cosa!

Noi di VOCI.fm siamo molto curiosi quando intervistiamo voi, grandi doppiatori, quindi ti chiedo: è vero che hai iniziato a doppiare perché sei rimasto folgorato da un film?
Certamente è così. Io, comunque, già facevo l’attore, anche perché questo mestiere è un mestiere di attori, il doppiaggio è una parte di questo con delle regole completamente diverse da tutte le altre, bellissimo sotto certi aspetti, meno bello sotto altri. Però è fantastico il fatto che noi lavoriamo tantissimo e facciamo molti personaggi. Quindi, non so, alle 9.00 del mattino sono lo sceriffo del Kentucky, all'01.30 divento Gatto Silvestro e alle 04.30 sono un pedofilo di Berlino. Questo passaggio da un mondo all’altro, da una faccia all’altra, da una storia all’altra, è una cosa che non ha eguali. Però, insomma, l’attore a tutto tondo, anche quello non è male come mestiere. Siamo fortunati, questo sì.

Si rischia ogni tanto di tornare a casa e gridare “aiuto chi sono?” :-)
No, no questo no… sono leggende metropolitane. Si ha sempre la dimensione di se stessi, però, certamente, esistono aneddoti di gente che scorda di avere dolori, ferite che cominciano a sanguinare quando smetti di lavorare, perché ti accorgi, “oddio mi sono tagliato!” e non ti sei reso conto di niente prima, perché è un lavoro di grande concentrazione e di immedesimazione non solo in un personaggio, in un cuore e in un anima ma anche in uno spazio che è completamente diverso da quello che stai vivendo; devi immaginare di essere là dove si svolge la scena, in quel castello, in quella radura, in quel bagno e quindi, oltre al fatto di sentire e provare a emozionarti, di seguire questa bocca e questi occhi, perché doppiare vuol dire questo, seguire una bocca per i movimenti ma tutto attraverso la mediazione degli occhi che sono lo specchio dell’anima, quindi dell’emotività che viene espressa.

L’attore o il personaggio a cui sei più affezionato, al quale, ovviamente, hai prestato la tua voce?
Diciamo che sono legato a Richard Gere, perché è quello che mi ha dato più notorietà, ma amo Jeremy Irons, perché lo considero un attore meraviglioso, che ho avuto anche il piacere di conoscere. Ho un ricordo (e a casa ho la prova di quello che dico!), di una “stima” da parte sua, quando mi disse in spagnolo: “ Por favor siempre tu!”, e quindi sono molto contento! Ma vorrei citare una cosa a cui tengo particolarmente, perché è totalmente lontana dalla mia realtà: in “4 matrimoni e un funerale”, un film meraviglioso che voi immagino abbiate visto, facevo il prete. Ecco una cosa così distante da sé stessi, dove tu veramente devi andare a ricercare non si sa bene in quale meandri del tuo interno, intonazioni e voci. Come, per esempio, in “Ghostbusters”, in cui facevo Egon che era quello che parlava con la voce strana, dell’energia psicocinetica. Ecco queste cose lontane da sé sono, forse, quelle che danno più soddisfazione perché sono davvero complicate.

Un saluto a tutti quanti e mi raccomando continuate a seguirci; evviva Tonino Accolla!

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