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A Sanremo incontriamo Dario Salvatori

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Conduttore radiofonico e scrittore, giornalista e critico musicale: Dario Salvatori non manca mai quando Sanremo chiama. Così eccolo anche quest'anno al Festival dove Patrizia Simonetti lo ha video intervistato per parlare di radio, di voce e del secondo Festival targato Baglioni, buona visione.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


A Sanremo 2019, con Dario Salvatori!
Buonasera a tutti!

Benvenuto su VOCI.fm, il Sito delle Voci! Di là sentiamo altre voci ma noi ci concentriamo sulle nostre. Come nasce Dario Salvatori? Ci ricordiamo di Arbore e Boncompagni per quanto riguarda le tue origini, roba storica.
Sono sempre stato un appassionato fin da bambino, poi ho avuto la possibilità di conoscere i miei due grandi amici – Boncompagni e poi Arbore – e loro facevano un mestiere a cui io ambivo; ho provato a diventare loro amico e ci sono riuscito, dopo ho avuto modo di fare qualcosa e il mio sogno è diventato realtà.

Un grande amore per la radio; com'era, rispetto a quella di oggi?
Il mio primo contratto radiofonico è del 1970, quindi sono 50 anni di radio. Io parlo di RAI ovviamente, perché c'era solo quella radio all'epoca: era un po' arcaica, tant'è che Arbore e Boncompagni, con i loro programmi – a partire da “Bandiera gialla”, dove io andavo da ragazzino per ballare e per sentire i dischi che non erano pubblicati in italia – hanno rinnovato molto. Noi siamo stati la seconda generazione e ovviamente lavoravamo con dischi propri, dischi che non erano della RAI, ma d'importazione e altre cose, cogliendo il favore degli appassionati che non avevano tutto questo. Era un momento di grande evoluzione non solo della radio ma dell'ambiente musicale che diventava ricco, al contrario di quello che è oggi.

Alla radio ti dedichi tuttora, però: cosa fai esattamente?
Da un mese faccio “Il mattino di Radio1”, un contenitore a metà fra l'intrattenimento e il giornalismo che va in onda da lunedì al venerdì, dalle 5 del mattino alle 8, quindi ci vuole un fisico bestiale! Già facevo un programma su Radio1 che si chiama “Hit Story”, ovvero la storia delle Hit Parade, poi il nuovo direttore mi ha voluto anche in quest'altra avventura che mi piace molto.

Com'è stare dietro a un microfono? Emozionante?
Beh, negli ultimi anni la radio è cambiata insieme alla tecnologia, quindi è possibile fare più cose contemporaneamente, volendo si può fare anche la regia di proprio. Non è stato certamente il cambiamento di supporto a cambiare la musica, perché è ovvio che il regime del vinile è finito così come quello del cd; la musica è “liquida”, come si suol dire, però quando fai radio non vedi e non senti questo, quindi dico sempre che è il contenuto editoriale quello che conta.

Curi la tua voce, visto che la usi per lavorare?
No. La RAI aveva questa voce assolutamente impostata, erano proibiti i dialetti, erano proibite le imperfezioni e anche l'ironia, ma con maestri come Arbore e Boncompagni è cambiato tutto perché loro cantavano sopra i dischi, avevano un accento provinciale – soprattutto Arbore, Boncompagni no perché lui era aretino e aveva un accento e anche un inglese perfetto – e dunque l'improvvisazione nella radiofonia l'hanno introdotta loro; prima non c'era, e quella è stata l'evoluzione. La voce non la curo perché non sono uno speaker, il mio modello è ancora il loro quindi parlo come sto parlando adesso perché credo sia la cosa più onesta da fare.

Però magari quando fa più freddo hai qualche attenzione particolare, oppure ti affidi al tuo fisico bestiale?
Onestamente no, non ho mai avuto problemi di abbassamenti di voce neanche ora che ho la sveglia alle tre – così da poter essere a Saxa Rubra per le quattro e cominciare mezz'ora dopo il programma in diretta. Ancora non ho avuto problemi, qualora ne avessi allora dovrò fare qualcosa.

Tu sei un grande esperto di musica, come ti sembra questo Sanremo 2019?
Potrebbe anche essere un festival alternativo e molto coraggioso, perché Baglioni ha scelto dei cantanti che solitamente non frequentavano Sanremo e sono tutti debuttanti assoluti, ovviamente mi riferisco ai rapper. Dobbiamo certo vedere l'effetto che fa sul pubblico; probabilmente avrà ragione lui e troveremo un pubblico generalista e non giovane che seguirà anche i rapper, ma potrebbe non essere così. VOCI.fm è un progetto che io non conoscevo, lo sento adesso ed è una cosa importante perché il nostro mestiere si fa con la centralità della voce così come il mestiere dell'attore, del doppiatore, del cantante. Anche l'addetto ai lavori di questo settore lo fa perché ormai la comunicazione è un ombrello che comprende molte cose, inclusa questa. Io ho avuto la fortuna di partecipare a dei seminari con Fussi, che sicuramente conoscerete e che è il più grande ricostruttore di voci di cantanti, a Ravenna, e ho imparato tante cose quindi è giusto vedere la voce come un prezioso strumento. Io vi saluto VOCI.fm, divulghiamo questa specializzazione perché sicuramente risolverà problemi a tante persone!

Grazie mille, buon lavoro e buon festival!
Grazie, anche a voi!



DARIO SALVATORI: CENNI BIOGRAFICI

Dario Salvatori, nato a Roma nel 1951, è un giornalista, critico musicale, insegnante, conduttore radiofonico e scrittore italiano, oltreché responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai. La sua carriera inizia come spettatore in trasmissioni cult come “Bandiera gialla” e “Per voi giovani”; alla fine degli anni Settanta entra nel cast della trasmissione “L'altra domenica”, e raggiunge la popolarità grazie alla partecipazione fissa nel programma “Quelli della notte”, ideato da Renzo Arbore; Attualmente collabora con RadioScrigno, nel ruolo di "Responsabile Artistico". Come scrittore è nota la sua collaborazione con Il Messaggero, Corriere della Sera, La Voce, Il Giornale, Il Tempo, L'Espresso, e Panorama.

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A Sanremo incontriamo Dario Salvatori

Conduttore radiofonico e scrittore, giornalista e critico musicale: Dario Salvatori non manca mai quando Sanremo chiama. Così eccolo anche quest'anno al Festival dove Patrizia Simonetti lo ha video intervistato per parlare di radio, di voce e del secondo Festival targato Baglioni, buona visione.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


A Sanremo 2019, con Dario Salvatori!
Buonasera a tutti!

Benvenuto su VOCI.fm, il Sito delle Voci! Di là sentiamo altre voci ma noi ci concentriamo sulle nostre. Come nasce Dario Salvatori? Ci ricordiamo di Arbore e Boncompagni per quanto riguarda le tue origini, roba storica.
Sono sempre stato un appassionato fin da bambino, poi ho avuto la possibilità di conoscere i miei due grandi amici – Boncompagni e poi Arbore – e loro facevano un mestiere a cui io ambivo; ho provato a diventare loro amico e ci sono riuscito, dopo ho avuto modo di fare qualcosa e il mio sogno è diventato realtà.

Un grande amore per la radio; com'era, rispetto a quella di oggi?
Il mio primo contratto radiofonico è del 1970, quindi sono 50 anni di radio. Io parlo di RAI ovviamente, perché c'era solo quella radio all'epoca: era un po' arcaica, tant'è che Arbore e Boncompagni, con i loro programmi – a partire da “Bandiera gialla”, dove io andavo da ragazzino per ballare e per sentire i dischi che non erano pubblicati in italia – hanno rinnovato molto. Noi siamo stati la seconda generazione e ovviamente lavoravamo con dischi propri, dischi che non erano della RAI, ma d'importazione e altre cose, cogliendo il favore degli appassionati che non avevano tutto questo. Era un momento di grande evoluzione non solo della radio ma dell'ambiente musicale che diventava ricco, al contrario di quello che è oggi.

Alla radio ti dedichi tuttora, però: cosa fai esattamente?
Da un mese faccio “Il mattino di Radio1”, un contenitore a metà fra l'intrattenimento e il giornalismo che va in onda da lunedì al venerdì, dalle 5 del mattino alle 8, quindi ci vuole un fisico bestiale! Già facevo un programma su Radio1 che si chiama “Hit Story”, ovvero la storia delle Hit Parade, poi il nuovo direttore mi ha voluto anche in quest'altra avventura che mi piace molto.

Com'è stare dietro a un microfono? Emozionante?
Beh, negli ultimi anni la radio è cambiata insieme alla tecnologia, quindi è possibile fare più cose contemporaneamente, volendo si può fare anche la regia di proprio. Non è stato certamente il cambiamento di supporto a cambiare la musica, perché è ovvio che il regime del vinile è finito così come quello del cd; la musica è “liquida”, come si suol dire, però quando fai radio non vedi e non senti questo, quindi dico sempre che è il contenuto editoriale quello che conta.

Curi la tua voce, visto che la usi per lavorare?
No. La RAI aveva questa voce assolutamente impostata, erano proibiti i dialetti, erano proibite le imperfezioni e anche l'ironia, ma con maestri come Arbore e Boncompagni è cambiato tutto perché loro cantavano sopra i dischi, avevano un accento provinciale – soprattutto Arbore, Boncompagni no perché lui era aretino e aveva un accento e anche un inglese perfetto – e dunque l'improvvisazione nella radiofonia l'hanno introdotta loro; prima non c'era, e quella è stata l'evoluzione. La voce non la curo perché non sono uno speaker, il mio modello è ancora il loro quindi parlo come sto parlando adesso perché credo sia la cosa più onesta da fare.

Però magari quando fa più freddo hai qualche attenzione particolare, oppure ti affidi al tuo fisico bestiale?
Onestamente no, non ho mai avuto problemi di abbassamenti di voce neanche ora che ho la sveglia alle tre – così da poter essere a Saxa Rubra per le quattro e cominciare mezz'ora dopo il programma in diretta. Ancora non ho avuto problemi, qualora ne avessi allora dovrò fare qualcosa.

Tu sei un grande esperto di musica, come ti sembra questo Sanremo 2019?
Potrebbe anche essere un festival alternativo e molto coraggioso, perché Baglioni ha scelto dei cantanti che solitamente non frequentavano Sanremo e sono tutti debuttanti assoluti, ovviamente mi riferisco ai rapper. Dobbiamo certo vedere l'effetto che fa sul pubblico; probabilmente avrà ragione lui e troveremo un pubblico generalista e non giovane che seguirà anche i rapper, ma potrebbe non essere così. VOCI.fm è un progetto che io non conoscevo, lo sento adesso ed è una cosa importante perché il nostro mestiere si fa con la centralità della voce così come il mestiere dell'attore, del doppiatore, del cantante. Anche l'addetto ai lavori di questo settore lo fa perché ormai la comunicazione è un ombrello che comprende molte cose, inclusa questa. Io ho avuto la fortuna di partecipare a dei seminari con Fussi, che sicuramente conoscerete e che è il più grande ricostruttore di voci di cantanti, a Ravenna, e ho imparato tante cose quindi è giusto vedere la voce come un prezioso strumento. Io vi saluto VOCI.fm, divulghiamo questa specializzazione perché sicuramente risolverà problemi a tante persone!

Grazie mille, buon lavoro e buon festival!
Grazie, anche a voi!



DARIO SALVATORI: CENNI BIOGRAFICI

Dario Salvatori, nato a Roma nel 1951, è un giornalista, critico musicale, insegnante, conduttore radiofonico e scrittore italiano, oltreché responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai. La sua carriera inizia come spettatore in trasmissioni cult come “Bandiera gialla” e “Per voi giovani”; alla fine degli anni Settanta entra nel cast della trasmissione “L'altra domenica”, e raggiunge la popolarità grazie alla partecipazione fissa nel programma “Quelli della notte”, ideato da Renzo Arbore; Attualmente collabora con RadioScrigno, nel ruolo di "Responsabile Artistico". Come scrittore è nota la sua collaborazione con Il Messaggero, Corriere della Sera, La Voce, Il Giornale, Il Tempo, L'Espresso, e Panorama.

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